Tampasìa alle Vele d’Epoca di Napoli 2011 (foto di Francesco Rastrelli)

Tampasìa alle Vele d’Epoca di Napoli 2011 (foto di Francesco Rastrelli)

Tampasìare

Tampasiàre, in siciliano significa perdere tempo, andare senza meta. Quando ho comprato la barca nel 1996 pensavo di fare delle crociere, di vagabondare, in altre parole, di perdere tempo in mare. Per questo ho cambiato il nome originario della barca che era “Maritea” e l’ho battezzata Tampasìa. Per rafforzare il concetto, sulle magliette avevo fatto scrivere una frase suggerita dall’amico Gianni Cappabianca: Il tempo corre, noi no.

In realtà, dal 1963, anno del varo, la barca aveva cambiato diversi nomi. Un armatore pieno di fantasia l’aveva perfino chiamata “Vela”. Fulvio Scalzo che mi vendette la barca, aveva recuperato il nome originario che ora si trova, scaramanticameente, all’ingresso della cala vele. L’anno successivo, imbarcato un gruppo di amici a Fiumicino, la prima crociera: le isole Eolie. Un classico. Giornate memorabili di mare, bevute, allegria. Poi, l’anno dopo, ancora le Eolie con Tina. Ultima crociera. Tampasìa non tampasiava più.

Trasferita a Napoli, la barca sonnecchiava nel golfo di Pozzuoli. Qualche puntata a Ischia e a Procida in primavera e in estate, ma nulla di più.
Arriviamo al 2004. Un giorno, al Circolo Italia vedo il Bando della Regata dei Tre Golfi. Da romano non conoscevo questo classico appuntamento nel golfo di Napoli. Ne parlo con Francesco Migliaccio, amico e velista di lungo corso. Detto fatto, iscrizione e arruolamento di un equipaggio. Eravamo l’unica barca iscritta nella sezione Barche d’epoca e classiche. Arrivavamo sempre ultimi mentre i Maxi ci doppiavano con le vele gonfie di vento. Gli organizzatori erano insofferenti perché dovevano aspettare il nostro arrivo per togliere le boe. Alla fine siamo arrivati primi della nostra classe! C’eravamo solo noi. Quella regata dette l’avvio all’avventura di Tampasìa che da sonnolenta barca da crociera si trasformò in scattante barca da regata. Anzi, a raccontarla giusta, recuperò il suo spirito originario. Perché Tampasìa era nata per correre, E per vincere. Da allora di regate ne abbiamo fatte tante e con successo. Quello che è rimasto sempre uguale è lo spirito di Tampasìa. Il divertimento e l’allegria. Qualcuno ha definito la barca come “la più enologica del golfo” perché non perdiamo l’occasione per un brindisi. Vittoria o sconfitta che sia, quando si torna all’ormeggio stappiamo una bottiglia di spumante per noi e per tutti quelli che vogliono brindare con noi. 

Alfredo Tamborlini

Tampasìa alle Vele d’epoca di Napoli 2011

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Sea dogs in un pomeriggio di agosto (Pink Floyd - Dogs, 1977)

Dopo circa un anno e mezzo di lavori, Tampasìa è tornata finalmente a navigare. Cliccando sul link in alto si possono vedere tutte le foto dei lavori di restauro iniziato a gennaio 2010 e terminato nel maggio del 2011.

Tampasìa alle vele d’epoca di Napoli 

Le origini: gli anni 60

All’inizio degli anni sessanta, Pier Luigi Greppi chiede a Francois Sergent il progetto di una barca da crociera e da regata e si rivolge al prestigioso Cantiere Gino d’Este di Fiumicino per la sua costruzione. Non sono riuscito a trovare molte notizie sull’ing. Greppi, ma quelle poche informazioni che ho raccolto, disegnano il ritratto di un uomo eccentrico e straordinario. Era il titolare della Società Sonda che costruiva i primi alberi in alluminio, sartiame, ecc.

È difficile sapere come mai Pier Luigi Greppi si sia rivolto a Francois Sergent (nella foto) per il progetto della barca. È possibile fare un’ipotesi. Nel 1958 l’architetto navale François Sergent progetta un’imbarcazione innovativa. Così la descrive lui stesso nel brano riportato dalla moglie nel suo libro (Paule Sergent, “Francois Sergent architecte naval, ed. Chasse-marée, 2007): “ Stemael III progettato e realizzato nell’inverno ’57- ’58, per conto di Xavier de Roux è, a mio avviso, la tappa decisiva in Francia, nella messa a punto di un’imbarcazione da regata d’alto mare a pinna corta e timone staccato…. Ben equilibrato e facile da portare in tutte le andature, equilibrato sotto vela e rapido con ogni vento; rispondeva bene al programma tracciato. Per la sua prima stagione nel 1958 si classificò secondo alla Giraglia e primo nella San Remo- Alghero e nella Alghero-Anzio, malgrado la presenza delle nuove barche italiane prodotte in quell’anno” (F.Sergent, 1966)

Probabilmente l’ing. Greppi è rimasto impressionato dai risultati ottenuti da Stemael III nelle regate. Da qui l’incarico a Francois Sergent. Da quel progetto furono realizzate tre imbarcazioni: Stemael III, Danae e Maritea, come ricorda Madame Sergent nel suo libro (pag.102). L’ing. Greppi aveva già conosciuto il Cantiere Gino dD’Este di Fiumicino, famoso per la cura e l’accuratezza nella realizzazione di imbarcazioni di prestigio. Gino D’Este e Pier Luigi Greppi sono due personaggi particolari. Il primo molto attento a mantenere gli standard di qualità del Cantiere, il secondo, determinato a dettare le regole per la costruzione della sua barca.

Lo scontro è fatale tanto che Gino D’Este accontenta l’ing. Greppi costruendo una barca spartana, ma non gli concede la targa con il nome del cantiere. Però, sembra anche che nelle prove in acqua, abbia apprezzato le caratteristiche della barca.
Rispetto al progetto originale che prevedeva un albero in legno, l’ing. Greppi costruì un albero in alluminio SONDA che era la sua società. Maritea ha partecipato alle regate della Giraglia negli anni 1963, 1964 e 1965.

Alfredo Tamborlini

Il libro di Tampasìa di Alfredo Tamborlini

Alcuni anni fa Alfredo Tamborlini, past owner di Tampasìa e scrittore molto apprezzato, ha pubblicato un delizioso piccolo libro sulla nostra storia del quale ho già pubblicato qualche stralcio. Alfredo è con noi in tutte le regate ed è da sempre la vera anima di Tampasìa, quello che ci ha messo insieme e ha dato nuova vita e nome alla barca. Potete vederlo seduto in regata sul suo mitico panchetto da armatore di Louis Vuitton, l’ultimo “originale pezzotto” come dice lui, del quale vi racconteremo un’altra volta.

Ecco il link per sfogliare l’intero libro

http://issuu.com/gioscar/docs/librotampasia?mode=window&viewMode=doublePage

Buon divertimento