Tampasìare
Tampasiàre, in siciliano significa perdere tempo, andare senza meta. Quando ho comprato la barca nel 1996 pensavo di fare delle crociere, di vagabondare, in altre parole, di perdere tempo in mare. Per questo ho cambiato il nome originario della barca che era “Maritea” e l’ho battezzata Tampasìa. Per rafforzare il concetto, sulle magliette avevo fatto scrivere una frase suggerita dall’amico Gianni Cappabianca: Il tempo corre, noi no.
In realtà, dal 1963, anno del varo, la barca aveva cambiato diversi nomi. Un armatore pieno di fantasia l’aveva perfino chiamata “Vela”. Fulvio Scalzo che mi vendette la barca, aveva recuperato il nome originario che ora si trova, scaramanticameente, all’ingresso della cala vele. L’anno successivo, imbarcato un gruppo di amici a Fiumicino, la prima crociera: le isole Eolie. Un classico. Giornate memorabili di mare, bevute, allegria. Poi, l’anno dopo, ancora le Eolie con Tina. Ultima crociera. Tampasìa non tampasiava più.
Trasferita a Napoli, la barca sonnecchiava nel golfo di Pozzuoli. Qualche puntata a Ischia e a Procida in primavera e in estate, ma nulla di più.
Arriviamo al 2004. Un giorno, al Circolo Italia vedo il Bando della Regata dei Tre Golfi. Da romano non conoscevo questo classico appuntamento nel golfo di Napoli. Ne parlo con Francesco Migliaccio, amico e velista di lungo corso. Detto fatto, iscrizione e arruolamento di un equipaggio. Eravamo l’unica barca iscritta nella sezione Barche d’epoca e classiche. Arrivavamo sempre ultimi mentre i Maxi ci doppiavano con le vele gonfie di vento. Gli organizzatori erano insofferenti perché dovevano aspettare il nostro arrivo per togliere le boe. Alla fine siamo arrivati primi della nostra classe! C’eravamo solo noi. Quella regata dette l’avvio all’avventura di Tampasìa che da sonnolenta barca da crociera si trasformò in scattante barca da regata. Anzi, a raccontarla giusta, recuperò il suo spirito originario. Perché Tampasìa era nata per correre, E per vincere. Da allora di regate ne abbiamo fatte tante e con successo. Quello che è rimasto sempre uguale è lo spirito di Tampasìa. Il divertimento e l’allegria. Qualcuno ha definito la barca come “la più enologica del golfo” perché non perdiamo l’occasione per un brindisi. Vittoria o sconfitta che sia, quando si torna all’ormeggio stappiamo una bottiglia di spumante per noi e per tutti quelli che vogliono brindare con noi.
Alfredo Tamborlini